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SOS non significa «Save Our Souls». E il Titanic non l'ha nemmeno inventato

5 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Se c'è una cosa che il mondo marittimo sa fare meglio di chiunque altro, è trasformare un'emergenza in una pratica burocratica. Ci sono voluti un naufragio, due convenzioni internazionali e quasi un secolo di aggiornamenti IMO solo per decidere come si urla «aiuto» in mezzo all'oceano. E alla fine, scopriamo che la versione che tutti conosciamo è, nei dettagli, sbagliata.

Partiamo dalle leggende che qualsiasi istruttore di crociera condisce nei corsi aziendali per sembrare colto.

«Mayday» non è inglese. È francese travestito


Primo mito da affondare: «Mayday» non ha niente a che fare con il Primo Maggio, né con nessuna festa. Fu coniato nel 1923 da Frederick Stanley Mockford, responsabile radio dell'aeroporto di Croydon, a Londra, a cui era stato chiesto un termine che piloti e personale di terra capissero al volo via radiotelefono, soprattutto sulle rotte tra Croydon e Le Bourget, a Parigi. Mockford propose «mayday» perché suona come il francese m'aider, abbreviazione di venez m'aider, «venite ad aiutarmi». Non un acronimo, non un'invenzione anglosassone: un prestito fonetico scelto perché il Morse SOS, pronunciato a voce, era un disastro — la lettera «S» al telefono si confondeva con un rumore di fondo qualsiasi. La parola fu adottata ufficialmente come chiamata di soccorso radiotelefonica dalla Convenzione Internazionale di Radiotelegrafia di Washington del 1927, accanto al Morse SOS. Ci sono voluti quattro anni e un trattato internazionale per certificare una parola che un impiegato aveva inventato in un pomeriggio.

SOS non significa niente. Letteralmente


Qui arriva la parte che fa più male all'orgoglio di chi ha passato l'infanzia a spiegare agli amici che «SOS vuol dire Save Our Souls». Non è così, e non lo è mai stato. Il trattato internazionale del 1906 — firmato a Berlino, in vigore dal 1908 — introdusse la sequenza SOS come «una semplice e distintiva sequenza Morse», non come abbreviazione di nulla. «Save Our Souls» e «Save Our Ship» sono arrivati dopo, come mnemotecniche popolari per gente a cui tre lettere senza significato sembravano un affronto alla logica. La vera ragione della scelta è molto più prosaica e molto più marittima nello spirito: in codice Morse internazionale tre punti fanno «S» e tre linee fanno «O», quindi «S O S» è una sequenza facile da ricordare e da trasmettere senza errori sotto pressione — e, bonus da burocrate soddisfatto di sé, si legge identica anche letta a testa in giù. La Germania l'aveva già adottata a livello nazionale nel 1905, chiamandola Notzeichen; il resto del mondo ci ha messo altri tre anni per metterla per iscritto in un trattato.

Il Titanic non ha inventato niente. Ha solo fatto più rumore


E qui arriva la leggenda più dura da far cadere, perché coinvolge una nave che ha già un monopolio quasi indecente sull'immaginario marittimo. Jack Phillips, il marconista del Titanic, la notte del 14 aprile 1912 trasmise per primo il vecchio CQD britannico, non SOS. Fu Harold Bride, il secondo operatore, a suggerirgli di aggiungere anche il «nuovo» segnale SOS, tanto — disse, più o meno — «potrebbe essere la tua ultima occasione per usarlo». Peccato che il Titanic non fosse né la prima nave a usarlo né quella che lo rese operativo: la Arapahoe lo aveva già trasmesso nel 1909 al largo della Carolina del Nord, e la Ontario lo aveva fatto appena cinque giorni prima del naufragio del Titanic, il 9 aprile 1912. Il mito del «primo SOS della storia» è una delle tante leggende che circondano quella nave — ne esistono a decine, da quella sull'orchestra all'ultimo pasto servito — ed è semplicemente falso. Il Titanic ha reso SOS familiare al grande pubblico. Non l'ha inventato, non l'ha nemmeno usato per primo tra gli operatori professionisti.


Momento di formazione e comunicazione professionale legato alla sicurezza marittima
Comunicazione e sicurezza a bordo: materia d'esame, non trivia da bar.

E oggi? Il Morse è in pensione, la burocrazia no


La parte più ironica arriva alla fine. Dal 1° febbraio 1999, con l'entrata in vigore completa del GMDSS (Global Maritime Distress and Safety System) previsto dalla SOLAS, le navi soggette alla convenzione hanno smesso di tenere l'ascolto radiotelegrafico Morse per il soccorso. Oggi un allarme di emergenza parte via satellite, DSC (Digital Selective Calling) o EPIRB, non più a colpi di tasto Morse. Eppure «Mayday» resta vivo e vegeto nella fonia radio, e SOS resta il simbolo universale — stampato su gadget, tatuaggi e meme — di qualcosa che, tecnicamente, nessuna nave moderna trasmette più nella forma in cui lo immaginiamo. Settant'anni di aggiornamenti tecnologici, e la cultura pop è ancora ferma al 1912.

Per chi si prepara a salire a bordo sul serio, questa non è trivia da bar: le procedure di comunicazione in emergenza, i protocolli GMDSS e la differenza tra un vero distress alert e una scena di un film sono materia d'esame STCW, e capitano puntualmente nei colloqui quando qualcuno vuole capire se hai solo imparato a memoria o se hai davvero capito come funziona la sicurezza a bordo. Nel corso TROVA IMBARCO la parte sulla sicurezza e sulle comunicazioni d'emergenza non è un capitolo da saltare, ed è uno dei motivi per cui, nel coaching 1:1, ci concentriamo anche su come spiegare queste cose a un esaminatore o a un recruiter senza sembrare un libro di testo con le gambe.

Se ti senti un po' come Jack Phillips quella notte — tanta pressione, poca chiarezza su cosa trasmettere e quando — prenota una chiamata gratuita di 15 minuti, senza impegno, su sogniamoingrande.com/contatti. Non promettiamo miracoli: promettiamo che almeno capirai da dove iniziare, cosa che — detto tra noi — nel 1906 a Berlino ci misero due anni di negoziati a chiarire.


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