Costa Concordia: la falla nello scafo, nella legge e nel buon senso
Il 13 gennaio 2012, alle 21:45, una nave chiamata Concordia si è schiantata contro uno scoglio al largo dell'Isola del Giglio mentre eseguiva un "inchino": una sfilata sottocosta per salutare un ex comandante, fuori rotta, decisa a bordo senza che nessuno a terra ne sapesse nulla. Il nome scelto per il marketing non era mai stato così fuori luogo.
A bordo c'erano 4.229 persone. La falla ha allagato la sala macchine, la nave ha perso il governo ed è finita semisdraiata sugli scogli. Sono morte 32 persone. Il comandante, Francesco Schettino, è stato condannato a 16 anni, sentenza confermata in Cassazione nel 2017. Fin qui, la cronaca che chiunque può recuperare in trenta secondi di ricerca.
La parte che interessa a chi lavora, o vuole lavorare, in mare è un'altra: cosa diceva il regolamento quella sera, e cosa dice oggi.
La regola che c'era, e che non è bastata
Al momento del naufragio, il SOLAS (la convenzione internazionale sulla sicurezza della vita in mare) prevedeva che l'esercitazione di sicurezza per i passeggeri — la famosa "muster drill", quella con giubbotto di salvataggio e punto di raccolta — si tenesse entro 24 ore dalla partenza. Non prima. Entro.
Una nave poteva quindi salpare, navigare per ore, e tenere il simulacro di evacuazione il giorno dopo. La Concordia era partita da Civitavecchia alle 18:57 diretta a Savona: l'esercitazione, per la gran parte dei passeggeri, era ancora da fare quando lo scoglio ha aperto la falla. Varie ricostruzioni giornalistiche dell'epoca hanno riportato che la maggioranza dei passeggeri non sapeva nemmeno dove fossero le proprie scialuppe.
Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori. È la differenza tra sapere cosa fare in un'emergenza e scoprirlo mentre la nave si inclina.
Dopo i 32 morti, la legge ha cambiato idea
A novembre 2012, dieci mesi dopo il naufragio, il Maritime Safety Committee dell'IMO (MSC 91) ha approvato una proposta di modifica al capitolo III del SOLAS: l'esercitazione per i passeggeri appena imbarcati doveva tenersi "prima o immediatamente dopo la partenza", non più genericamente "entro 24 ore". Nel frattempo, da gennaio 2013, le compagnie riunite nella CLIA avevano già reso la cosa obbligatoria su base volontaria, prima ancora che l'IMO formalizzasse la modifica.
Fatta la tara alla burocrazia internazionale — che per aggiornare una riga di regolamento ha bisogno di comitati, cicli di adozione e anni di calendario — il punto resta semplice e piuttosto scomodo: la regola giusta esisteva già in forma di principio (fare l'esercitazione), ma la finestra di tolleranza lasciata dal testo ha permesso che una nave prendesse il mare senza che 4.229 persone sapessero come salvarsi. Ci sono voluti 32 morti perché quella finestra si chiudesse.
Questo è, volendo essere onesti fino in fondo, il funzionamento normale di buona parte della regolamentazione marittima: si scrive dopo, non prima. Il Codice ISM, gran parte degli emendamenti SOLAS, le checklist che oggi sembrano ovvie — nascono quasi sempre da un disastro con un nome e una data, non da previdenza.

Perché dovrebbe interessarti, se stai studiando per salire a bordo
Chi si prepara con il Basic Safety Training STCW — i quattro moduli su sopravvivenza personale, antincendio, primo soccorso elementare e sicurezza/responsabilità sociali — sta studiando, in sostanza, la risposta normativa a casi come questo. Non è carta da timbrare per sbloccare l'imbarco: è la differenza tra un equipaggio che sa cosa fare in trenta secondi e un equipaggio che lo scopre in diretta.
Il problema, lo sappiamo, è che il mercato delle scuole "lampo" vende spesso l'STCW come un adempimento da smaltire il più in fretta possibile, timbro compreso, cercando di far percepire i corsi come un ostacolo burocratico anziché come competenza reale. È lo stesso atteggiamento — scorciatoia prima, sostanza poi, se c'è tempo — che la Concordia ha mostrato su scala molto più grande e con conseguenze molto più gravi.
Chi arriva a un colloquio, o al primo imbarco, avendo trattato l'STCW come una vera competenza e non come una formalità, si nota. Lo nota chi assume, e lo nota soprattutto l'equipaggio quando le cose vanno storte per davvero.
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